Lunedì 11 febbraio 2008, ore 19:13
Non so ben dire cosa sia scattato. Ad un certo punto la musica è differente, il DJ cambia, la marcia è diversa. Ho la presunzione di ritenere che succeda a tutti, prima o poi. Succede qualcosa, una molla, o una serratura, salta, e d’un tratto quel che era prima non è più. Non è un fatto unico, isolato. È un concorso d’eventi.
Capita di passare una domenica in discoteca. Ballare. Rimorchiare uno. Portarselo a casa. La situazione, per quanto suoni squallida, è questa, non nascondiamoci dietro moralismi di sorta, ché sarebbe decisamente fuori luogo.
Rivederlo il venerdì sera della settimana successiva, piacersi un po’ di più, questa volta, e ripetere il copione. Fino alle 5 di mattina. Vedersi pure il sabato sera, farsi fottere, per la prima volta nella vita, ebbene sì, e non alzarsi dal letto fino alle 3 del pomeriggio di domenica.
Poi andare a teatro, emozionarsi, tenere la mano nella sua in quelle due ore lunghissime, splendide. Condividere emozioni intense, questa volta di testa, e non solo di pancia. Sfiorare il pianto. Poi cena, e la promessa di rivedersi.
Questo, fino a 6 mesi fa, sarebbe stato il copione di un week end lontano anni luce da me. Invece è la cronaca di questi ultimi giorni.
In un film che ho visto poco tempo fa, si diceva che l’innocenza è la più preziosa delle cose che si posseggono. Ho sempre ritenuto che per essere innocenti ci fosse un prezzo da pagare, dei gravi sacrifici da compiere, un’immagine alta da mantenere, poter essere un esempio, un modello irraggiungibile. Per chi, non aveva importanza. In realtà mi rendo conto troppo tardi che per essere davvero innocenti non si deve mai tradire se stessi. Le proprie pulsioni, il proprio essere. Questo non vuol dire egoismo all’ennesima potenza, semplicemente ascolto di sé, oltre che degli altri. Capire, finalmente, che esigenze e aspettative sono diverse per ciascuno, e le mie, per me, devono venire prima di quelle degli altri. Altrimenti non c’è innocenza: c’è poca sincerità, c’è sofferenza. C’è colpa. Ed ammetto di avere molte colpe, verso più persone, in più modi.
Io sono sempre stato questo. Sentirmi appioppare in queste notti appellativi che, per quanto rivolti in maniera affettuosa, non sono affatto lusinghieri, non mi ha urtato più di tanto. Vedere lo stupore dell’altro di fronte alla mia estrema scioltezza, innata, verso pratiche mai sperimentate prima, non mi ha colpito poi molto. Ho sempre saputo che mi sarebbe piaciuto farlo. Ho sempre desiderato farlo. Quindi perché essere impacciati o imbarazzati? La consapevolezza non è arrivata col sesso. Il sesso è stato la conseguenza.
In realtà è vivere tutto questo in maniera rilassata, tranquilla, senza dolorosi castelli in aria, dopo aver vissuto praticamente solo di quelli, a lasciarmi quasi sconvolto. Anche conoscere aspetti poco piacevoli, potenzialmente dolorosi, dell’altra persona, non mi ha abbattuto, o ferito. Anche se non escludo di poterlo essere più avanti. Ma non adesso, ora non avrebbe senso.
La musica è cambiata, è diversa. E adesso va benissimo questa. Now please, don’t stop the music.